Nan Goldin è famosa per le foto che ha fatto ai suoi amici, nella scena dei club, tossici e LBGTQ+ di New York in primis (con un po’ di approssimazione). Queste foto le faceva vedere come proiezione di diapositive. Fedeli a questo, al Pirelli HangarBicocca a Milano, non c’è una sola foto stampata: sono tutti filmati, come fossero diapositive, ma senza il fastidioso nero tra una e l’altra. Nella colonna sonora hanno addirittura ripreso il rumore che facevano i proiettori quando sostituivano le diapositive dai caricatori – anche se fuori sync rispetto al filmato attuale. In totale più di tre ore.

Appena entrati – meglio: appena trovata l’entrata all’hangar – uno steward rinvia ad un cartello in cui si invitano i visitatori a non filmare o fotografare le opere di Nan Goldin. Le due immagini con le opere che trovate qui sotto sono quelle messe a disposizione sul sito della mostra, dove trovate anche la guida.

Ogni opera ha una sua “capanna” nell’hangar. Cito: The Ballad of Sexual Dependency (1981-2022), capolavoro di Goldin; The Other Side (1992-2021), ritratto storico, omaggio agli amici trans attraverso scatti intimi e privati realizzati tra il 1972 e il 2010; Sisters, Saints, Sibyls (2004-2022), testimonianza sul trauma familiare e sul suicidio; Fire Leap (2010-2022), incursione nel mondo dell’infanzia; Memory Lost (2019-2021), trip claustrofobico nell’astinenza da sostanze stupefacenti [commento mio: perfettamente riassunto dalla frase “Non sa nemmeno più piangere, fa solo dei versi”]; Sirens (2019-2020), viaggio nell’estasi della droga; You Never Did Anything Wrong (2024), il primo lavoro astratto di Goldin, ispirato a un antico mito secondo cui un’eclissi sarebbe causata da animali che rubano il sole; e infine Stendhal Syndrome (2024), si basa su sei miti tratti dalle “Metamorfosi” di Ovidio che prendono vita attraverso i ritratti degli amici di Goldin in un dialogo visivo attraverso il tempo, e in cui l’esperienza personale dell’artista si intreccia con i suoi scatti di dipinti e sculture provenienti da musei di tutto il mondo.
Quest’ultima è stata la mia preferita.